Carrasegare: tagliare la carne viva


La Sardegna è uno dei pochi paesi dell’Occidente che ha conservato praticamente invariati numerosi riti misteriosi discendenti da un passato molto lontano. Uno di questi è il Carnevale.

Carnevale in sardo si dice Carrasegare. Carre vuol dire carne viva e segare  significa tagliare, lacerare. Pertanto il termine Carrasegare si rifa all’antico rito dionisiaco che consisteva nel sacrificio di capretti e agnellini a favore del dio.

Il Carnevale infatti preannuncia l’inzio della primavera, momento in cui il dio, morto durante l’inverno, rinasce come vegetazione. Ed è in questo momento che il popolo si ingrazia il favore del dio attraverso i riti dionisiaci.

In Sardegna, più che da ogni altra parte, parte di quei riti apotropaici rimangono attraverso la trasfigurazione dei personaggi protagonisti delle sfilate.

A Ottana, i personaggi principali sono tre: Su Merdule, Su Boe e Sa Filonzana.

Su Merdule è il padrone del bue, è un uomo dai tratti deformati attraverso una maschera e in mano ha un bastone e delle redini con cui doma Su Boe. Quest’ultimo rappresenta il bue, indossa una maschera con delle lunghe corna e quaranta chili di campanacci. In diversi momenti durante la sfilata Su Boe si butta per terra e si agita in segno di ribellione, mentre Su Merdule lo frusta, riportandolo sotto il suo controllo.

La terza figura, quella più cupa è Sa Filonzana. E’ una vecchia brutta e gobba. Fila la lana con il fuso e la conocchia e ha in mano delle forbici con le quali minaccia di tagliare il filo che rappresenta la vita di chi le sta davanti.

Questo personaggio rappresenta il destino dell’uomo ed è legato alla credenza secondo cui sarebbe di cattivo auspicio filare nella casa di una donna che ha appena partorito o in quella di persone malate. Se si spezza il filo è presagio di morte.

Clicca qui se vuoi conoscere meglio le maschere di Ottana!